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    Il sintetizzatore
    lo strumento che ha modificato per sempre il concetto di strumento musicale


    premessa
    Un sintetizzatore è un generatore sonoro che ha la capacità di creare suoni elettronicamente attraverso la tecnologia analogica o digitale. Altra sua caratteristica è quella di poter espandere il singolo suono su una o più ottave. E' in base a questa definizione che si è sviluppata questa ricerca. Si è cercato di analizzare il percorso storico delle macchine per la produzione di suoni "sintetici" cercando di contestualizzare i passi compiuti dalla tecnologia con quelli paralleli compiuti dalla musica che ne è stata profondamente influenzata. Non si è cercato di entrare nel particolare costruttivo dei vari synt, ma si è cercato di spiegare come il susseguirsi dell'evoluzione tecnologica ha mutato definitivamente il concetto stesso di strumento musicale e di musica, pur cercando di analizzare le diverse tecnologie che hanno contraddistinto i sintetizzatori dalla loro nascita a oggi.

    sintetizzatore vs campionatore
    Entrambi sono generatori sonori in grado di espandere un suono singolo su tutte le note delle ottave musicali in modo da poter essere suonato ad esempio su una tastiera leggendo uno spartito. La differenza sostanziale sta nel fatto che mentre un synt genera i timbri tramite oscillatori (tecnologia analogica) o da campioni salvati nelle memorie interne (tecnologia digitale), un campionatore registra suoni esterni salvandoli poi in memoria. Si ha così la possibilita di trasportare su una tastiera un qualunque suono reale, come ad esempio il rumore di un bicchiere che cade o i rumori del traffico, che una volta manipolati creano effetti sonori che vanno ad arricchire l'universo timbrico musicale.

    introduzione
    A partire dai primi del 900 a oggi la nostra società a subito una radicale mutazione: l'avvento dell'era elettronica prima e in particolar modo la rivoluzione informatica di fine secolo hanno profondamente influenzato la nostra vita. Questo cambiamento ha contaminato ovviamente i movimenti intellettuali e artistici così come era già accaduto per la rivoluzione industriale. Sicuramente l'ambito musicale è uno degli ambienti più colpiti dall'avvento delle nuove tecnologie. Prima di queste la musica era sostanzialmente divisa in musica classica e musica popolare, che comprendeva ovviamente anche il jazz, ma era comunque musica esclusivamente composta con strumenti tradizionali. A partire dagli anni '60 si è avuto prima la nascita del Rock'n'Roll grazie alla diffusione della chitarra elettrica e dei primi sintetizzatori analogici e campionatori, poi a partire dagli anni '80 con l'introduzione della tecnologia digitale dai primi passi dell'house e della technopop si è sviluppata la cultura della musica elettronica che ha dato vita a innumerevoli generi quali techno, elettro, garage, speedcore,trance, goa, D'n B, tech-house... e tutte le relative contaminazioni di cui hanno risentito tutti i generi. Gli artefici di questo sconvolgimento musicale sono stati i sintetizzatori digitali con l'aggiunta dei computer a partire dagli anni '90. L'innovazione tecnologica,l'avvento dei microprocessori e dell'hardware a basso costo ha infatti abbattuto le spese di produzione e ha ampliato le potenzialità di questi strumenti e permesso a chiunque di poter produrre musica (da qui il nome house, "fatta in casa") con una strumentazione che fino a pochi anni prima aveva costi proibitivi.

    dai primi suoni sintetici alle valvole
    A cavallo fra l'800 e il '900 cominciarono le prime sperimentazioni, sicuramente ingegnose ma poco pratiche, per produrre musica o più semplicemente suoni con metodi elettromeccanici. Nel movimento artistico futurista l'italiano Luigi Russolo proponeva una macchina intona rumori, mentre Thaddeus Camill costruì il thelarmonium, il primo organo elettromeccanico dallo sconveniente peso di 200 tonnellate e dal volume bassissimo (ovviamente non esistevano ancora gli amplificatori). Il primo strumento musicale realmente utilizzabile completamente elettronico fu il Theremin, inventato intorno al 1919 dal russo Lev Thermen. La sua caratteristica principale è che si suona senza neanche toccarlo, infatti il suono è controllato dalla variazione del campo elettromagnetico dovuta al movimento delle mani. Il Theremin è composto fondamentalmente da due antenne, avvicinando e allontanando la mano da un'antenna, disposta verticalmente si controlla l'intonazione mentre tramite l'altra, disposta orizzontalmente, si controlla il volume. Le due antenne sono montate su un châssis che contiene la circuitazione elettronica. Questa sua peculiarità esecutiva ne è il pregio e contemporaneamente il difetto in quanto, pur essendo uno strumento potenzialmente molto espressivo, è molto difficile da suonare, rimanendo in ogni caso uno strumento dal fascino inimitabile. Il theremin è stato impiegato molto nelle colonne sonore, i due film più noti sono Spellbound (Io ti salverò) di Alfred Hitchcock e The Day The Earth Stood Still (Ultimatum alla Terra) entrambi degli anni 50, ma questo ingegnoso strumento è ancora oggi prodotto e utilizzato: ne fanno uso ad esempio i Beach Boys nel famoso brano "Good Vibrations". Dopo la seconda guerra mondiale iniziarono a Colonia le sperimentazioni elettroniche di Karlheinz Stockhausen, uno dei maggiori protagonisti della musica contemporanea e ispiratore dei Kraftwerk, gruppo tedesco che nei primi anni '80 rivoluzionerà la scena musicale. Questo interesse verso le sperimentazioni elettroniche fu supportato dalla nascita nel 1951 di Mark, prodotto dalla RCA a cui susseguì nel 1957 Mark II. Mark è a tutti gli effetti il primo sintetizzatore digitale programmato in binario e precursore dei sintetizzatori analogici che si sviluipperanno negli anni '60. La macchina aveva ovviamente grossi limiti di costi (500.000 euro odierni) e occupava una stanza intera, ma in quegli anni la ricerca proseguiva e nel 1957 nei laboratori Bell per la prima volta un computer eseguì una canzone: "Daisy", brano di musica popolare americana, avvenimento a cui Kubrik rese omaggio nel film "2001 Odissea nello spazio" facendo intonare lo stesso brano dal calcolatore Hal9000 quando viene disattivato. Arriviamo quindi agli anni '60 quando Lee De Forest brevettò il "I Vacuum Tube", sistema a triodi da cui venne sviluppato il sistema con cui si iniziò a produrre suoni udibili dai tubi delle cosidette valvole, contribuendo in modo definitivo all'elettrificazione della musica e creando la chitarra elettrica e la conseguente nascita del Rock e del Beat. In quegli anni fanno la loro comparsa gli organi elettrici Hammond e le tastiere Wurtlitzer. I pionieri dell'epoca si chiamavano Elvis Presley, i Beatles e Jimi Hendrix.

    l'esplosione e la commercializzazione dei synth analogici
    Ma è verso la metà degli anni '60 che la musica grazie all'avvento dei sintetizzatori comicia ad assumere una dimensione più elettronica: iniziano a evolversi le rhytmic machine e nel 1962 in giappone viene fondata la Korg (inizialmente con il nome di Keio), che diventerà poi uno dei maggiori produttori di strumenti musicali elettronici insieme alla Roland e alla Yamaha. Nel 1963 la Korg propone il suo primo prodotto, la rhytmic machine Donca-matic DA20, a cui fece seguito nel 1966 la Donca-matic DE20, macchine con cui la compagnia effettuò la completa transizione dalla tecnologia elettromeccanica a quella a transistors. Contemporaneamente si iniziano a diffondersi i primi sintetizzatori modulari monofonici: i sintetizzatori modulari avevano la caratteristica di poter collegare attraverso cavi esterni i moduli delle varie unità separate creando e manipolando così diversi segnali in modo da ottenere, oltre a un groviglio di cavi, suoni particolari e innovativi. Nel 1964 Robert Moog progetta l'omonimo sintetizzatore Moog, vera e propria pietra miliare della storia dei sintetizzatori analogici normalizzati, figli della tecnologia modulare ma molto più compatti e portabili (da qui il termine normalizzato). Alla base della loro tecnologia ci sono oscillatori e filtri controllati tramite variazioni di tensione: in sostanza erano composti da transistori, resistenze, amplificatori ecc. ma non vi era ovviamente traccia della presenza di circuiti integrati. Il Moog, soprattutto nella successiva versione del '71 chiamata mini-Moog, unì alla perfezione costruttiva la caratteristica di avere un prezzo accessibile e ancora oggi viene utilizzato per la sperimentazione e la ricerca di suoni innovativi, fra i suoi utilizzatori ci sono anche i Pink Floyd e David Bowie. Il mini-Moog fu soppiantato poi dall'avvento dei synt digitali, ma è oggi stato rimesso in produzione proprio grazie all'inostituibilità dei suoi suoni. Sempre nel 1964 fa la sua comparsa il campionatore Mellotron, utilizzato da i Beatles e i Rolling Stones, fu uno dei primi rudimentali campionatori reperibili in commercio basato ancora sulla tecnologia a nastro magnetico. Negli stessi anni nasce il sequencer, nato dalla necessità di pilotare i sintetizzatori in modo da registrare una linea melodica eseguibile a piacere, cioè non un vero e proprio strumento musicale ma una macchina in grado di gestire a tempo le sequenze di suoni emessi da altri strumenti. La prima generazione di sequencer mandava un segnale di voltaggio (0-10 V) che pilotava l'intonazione (ogni volt era uguale a un'ottava) . L'unione di synt e sequencer daranno poi origine alle drum-machine degli anni '80. Alla fine degli anni '70 ormai i synt analogici hanno raggiunto l'apice ma le innovazioni si susseguivano a ritmo serrato: nel 1979 la Sequential Circuits presenta il Prophet 5, primo syntetizzatore polifonico programmabile e di facile utilizzo, nel 1981 la Korg proponeva un suo synt polifonico programmabile: il Polysix, e successivamente con l'aggiunta di altre caratteristche il Poly61. Negli stessi anni la Yamaha compie gli ultimi passi verso la rivoluzione digitale.

    la rivoluzione digitale e il MIDI
    A cavallo fra gli anni '70 e '80 fa la sua comparsa la Yamaha DX7, primo sintetizzatore digitale con tecnologia FM (Frequency Modulation), tecnologia che permetterà ulteriormente di abbattere i costi rendendo questi strumenti alla portata di decine di migliaia di persone. Sono questi gli anni in cui i Kraftwerk danno inizio al movimento technopop, padre della futura techno, che influenzerà la scena musicale per buona parte degli anni '80. Da qui nasceranno gruppi come i Depeche Mode, ma dell'influenza della new wave risentiranno anche band come i Duran Duran, mentre in America comincia a svilupparsi la cultura rap e dell'hip-hop. La tecnologia digitale permetteva la programmazione in codici binari dei circuiti integrati al silicio permettendo così un passo decisivo per la costruzione dei segnali audio, editabili poi con effetti sempre digitali. L'ultima rivoluzione dei sintetizzatori fu compiuta poi nel 1981 ad opera di due progettisti della Seqeuntial Circuits, Dave Smith e Chet Wood: era la nascita dell'interfaccia MIDI. Sin dall'inizio del loro utilizzo, si era sentita la necessità di collegare più macchine musicali fra di loro, ma ciò era possibile solo fra prodotti della stessa marca. Grazie al MIDI (Musical Intrument Digital Interface) oggi qualunque strumento può essere interfacciato e dialogare con un altro anche se di produttori diversi e anche se progettati in tempi diversi: il MIDI assicura infatti la compatibilità e oggi possiamo collegare un synt degli anni '80 con una tastiere moderna e un PC senza preoccuparci della compatibilità. Nel 1983 la Sequential mette in vendita il Prophet 600, primo synt ad interfaccia MIDI. In quegli anni tutte le case produttrici (Sequential, Yamaha, Roland, Korg) collaboreranno e per la creazione dello standard MIDI e da allora tutti gli strumenti elettronici lo rispetteranno. In questi anni prendono piede le drum-machine (synt e sequencer in un unico modulo) e la Roland propone nel 1982 la TR 606 e nel 1984 la TR 909 entrambe usate e emulate ancora oggi. Caratteristica importante delle drum machine è la facilità con cui possono essere suonate in live, cioè non ci si limita più alla produzione in studio e alla successiva registrazione del pezzo, ma una volta programmate permettono sul momento di inserire ed escludere una traccia e di editarne in tempo reale i suoni dando vita a infinite combinazioni e superando completamente il concetto di brano musicale. E' grazie a queste batterie elettroniche che iniziano i primi rave nelle zone industriali di Detroit verso la metà degli anni '80, movimento questo dei rave che sbarcherà presto in Inghilterra e nel vecchio continente, dove troverà una completa realizzazione e da cui nasceranno poi i Prodigy o realtà sociali come quelle dei Mutoid. Artefice della rivoluzione musicale di quegli anni è anche il campionatore digitale che nel 1981 fa la sua comparsa con il modello Emuletor dell'americana E-MU, strumento questo che amplierà oltre ogni possibile immaginazione le frontiere timbriche del suono.

    una seconda rivoluzione: il software e i synth a modello fisico
    Dai primi Commodore Vic 20 e 64 all'Amiga, si arrivò poi all'Atari 1040, primo vero computer musicale con interfaccia MIDI su cui venne realizzata la prima piattaforma musicale: questo software prese il nome di Cubase, che opportunamente sviluppato e aggiornato è fra i più utilizzati ancora oggi. Successivamente anche Macintosh con il Sound Tools e il Pro Tools realizzò una workstation musicale che divenne una delle più diffuse al mondo. La successiva introduzione del PC compatibile offrì nel corso degli anni '90 una miriade di software più o meno professionali in gradi di simulare sintetizzatori digitali, sequencer multitraccia e campionatori e di produrre musica a costi quasi irrisori (anche se per acquistare la licenza di un software veramente professionale occorrono alcune migliaia di euro) senza neanche acquistare uno strumento. In genere questi programmi sono utilizzati non al posto ma insieme a synt, sequencer e campionatori hardware e tastiere. I vantaggi di avere una workstation in un computer magari portatile sono evidenti: la produzione non avviene solo in studio, ma esce da quest'ultimo ed è possibile comporre musica in qualunque ambiente e momento per poi relegare la parte di perfezionamento ad un momento successivo, inoltre in un portatile si possono installare i tools equivalenti a diverse decine di unità rack . Nel frattempo anche la tecnologia digitale per la costruzione dei synt ha subito alcune mutazioni a partire dalla sua nascita a oggi. I primi sintetizzatori utilizzavano la tecnologia FM (Frequency Modulation), dove per costruire la forma d'onda viene modulato l'output di un generatore sonoro (carrier) usando l'output di altri generatori di tono (operetors). Questa tecnica fu fra l'altro usata per la costruzione delle prime schede audio per calcolatori. La tecnica più usata però è senza dubbio quella del wave-table: la creazione del timbro si basa sulla manipolazione di campioni di suono salvati in formato digitale in memorie ROM, questi campioni timbrici vengono poi manipolati attraverso filtri ed effetti combinabili per aggiungere caratteristiche nuove al suono. L'ultima frontiera sfrutta invece i modelli fisici degli strumenti: l'evoluzione dell'elettronica permette infatti di utilizzare circuiti integrati sempre più complessi e veloci ma a basso costo. L'incremento della capacità di calcolo ha permesso tramite i linguaggi di programmazione di simulare attraverso funzioni e variabili il comportamento del suono di uno strumento e di controllarlo al variare dei parametri fisici. Oggi all'interno dei sintetizzatori più sofisticati o di molti programmi per PC possiamo simulare il comportamento di decine di strumenti reali basandoci sul loro modello matematico aggiugendo però caratteristiche dovute all'editing delle forme d'onda in modo da creare suoni nuovi e non esistenti fra i timbri strumentali. Gli agoritmi per filtri e effetti assicurano poi potenzialità illimitate alla creazione di suoni, mentre l'utilizzo dei campionatori digitali ha ulteriormente espanso le possibilità creative. E' grazie a queste caratteristiche che la musica elettronica si basa oltre che sulla ricerca di nuovi accordi soprattutto sulla ricerca di nuovi suoni. Spesso i creatori di questo genere di musica dedicano più tempo alla ricerca timbrica rispetto alla scrittura vera e propria della musica. Ma gli anni '90 sono soprattutto caratterizzati dalla nascita dei grandi raduni come la Love Parade di Berlino o la Street Parade di Zurigo, capaci di coinvolgere più di un milione di persone da tutto il mondo, sono gli anni in cui nascono musicisti "elettronici" capaci di suonare in live davanti a decine di migliaia di giovani in contesti che associano il concetto di concerto a quello di rave. I nomi più noti sono quelli di Aphex Twin, dei Chemical Brothers e di Fat Boy Slim, ma la ricchezza di questa rivoluzione musicale è rappresentata soprattutto dalle migliaia di Dj più o meno bravi che hanno invaso di produzioni il mondo della musica elettronica dando vita a innumerevoli generi, ballabili e non. Si sono innescati movimenti musicali e giovanili spesso legati anche solo a singoli club od eventi che hanno portato milioni di persone a seguire le evoluzioni della musica elettronica nei suoi vari generi, più o meno estremi e d'avanguardia, dalla drum'n&bass alla techno, passando per l'house e l'elecktro sperimentale fino alla trance più ipnotica.

    considerazioni
    Dopo aver analizzato il percorso storico dei sintetizzatori è forse il caso di fare alcune considerazioni sull'evoluzione di questi. Nella maggior parte dei campi tecnici in cui c'è stato un progresso tecnologico si è abituati a pensare che l'ultima generazione di prodotti sia generalmente la migliore, ma questo concetto può essere applicato ai synt? La risposta è sicuramente no. Un sintetizzatore analogico, uno digitale e un pc produrranno ovviamente suoni diversi ed è ovviamente impossibile giudicare un suono migliore di un altro. Per fare un esempio possiamo prendere spunto dai supporti per la riproduzione musicale: un cd ha sicuramente vantaggi pratici di costo e ingombro rispetto ad un vinile e offre una pulizia del suono superiore, eppure la maggior parte dei dj continua a usare i vinili in quanto offrono un timbro più caldo e corposo, soprattutto alle basse frequenze. Per i synt vale lo stesso discorso. Vari artisti continuano ad utilizzare i sintetizzatori analogici oltre a quelli digitali e ai pc proprio per la loro particolarità timbrica. Le case produttrici ne sono consapevoli e hanno spesso in catalogo prodotti ibridi che mischiano digitale e analogico per ottenere un certo tipo di effetto sonoro. E' il caso dello Roland Juno, synt analogico ma con oscillatori digitali, o del Korg DW-8000 che ha un sistema di creazione di suoni wav-table ma i cui filtri sono analogici. Recentemente è stato rimesso in produzione il mini-Moog (dotato però di interfaccia midi) e si possono acquistare su internet diverse versioni del theremin. Inoltre esistono diversi software che cercano di riprodurre le sonorità di synt oggi difficilmente reperibili, è il caso della Roland che con il programma Rebirth simula i vecchi synt TR808, TR909 e TB303 o del software DX7 della Native Instruments che riproduce fedelmente i suoni originali della DX7 della Yamaha e dei synt suoi derivati (DX7-II, DX11, TX81Z,DX100, TX802 ecc.). Oggi quindi un creatore di musica elettronica si può avvalere di diversi strumenti e a seconda del tipo di timbro che vuole ottenere utilizzerà quelli opportuni, spesso facendo coesistere in uno stesso pezzo suoni di sintetizzatori analogici digitali e virtuali, senza magari dimenticare l'uso degli strumenti musicali più propri.
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