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    aiutaci a sviluppare il tutorial sulle attrezzature: se hai consigli o noti imprecisioni scrivici a info@verdedj.com


    Struttura di una console
    Una console per dj si compone semplicemente in una serie di sorgenti audio (solitamente cdplayer e/o piatti ma anche pc, groovebox, campionatori ecc.) i cui suoni vengono miscelati tramite l'uso di un mixer: ad ogni sorgente corrisponde un canale del mixer che tramite l'uscita Master manda al sistema di amplificazione il risultato del mixaggio. Solitamente vengono sovrapposti i segnali audio di 2 canali per volta, ma in certe circostanze alcuni dj (quelli bravi davvero) possono usare 3-4 canali contemporaneamente. Ogni canale può essere ovviamente pre-ascoltato in cuffia per la messa a tempo con il segnale Master. Inoltre ogni suono di ogni canale o l'intero segnale del Master possono essere modificati o distorti tramite l'uso di filtri ed effetti.

    Il lavoro del dj è quello di partire da una traccia musicale su un canale e di andare a mettere a tempo la traccia audio di un altro canale in modo da sovrapporre e poi sostituire il primo brano con il secondo. In questo procedimento si possono inserire dei loop, dei campioni o dei pattern creati in precedenza oppure creare dei climax tramite l'uso di effetti: il limite è solo nella propria creatività. Solitamente si utilizzano come sorgenti i brani o i loop stampati su vinile o su cd, ma si possono usare anche pc o groovebox per inserire all'interno del mixaggio i brani, i pattern o i suoni creati appositamente in un momento precedente o in realtime (in quel caso il "dj set" diventa un "live set", anche se spesso il confine è molto labile).
    Lo stile del mixaggio, il numero di canali e il tipo di strumenti utilizzati varia a seconda del genere musicale proposto e dalla personalizzazione del set decisa dal dj.


    Mixer
    Il mixer è il cuore di ogni console e può presentare caratteristiche decisamente diverse anche se a prima vista sembrano tutti uguali... Per facilitare la comprensione faremo riferimento alle varie sezioni e funzioni tramite l'uso dei colori sull'immagine di esempio.
    I canali audio (in rosso): i mixer da dj possono avere da 2 a 5-6 (anche 7) canali stereo (oltre al canale/i microfonico/i - in verde) pilotati tramite i fader verticali, ogni canale deve avere la sua equalizzazione (consigliate almeno 3 bande: bassi, medi e alti) e il suo gain (controllo sul guadagno di volume) separati.
    Il crossfader (in blu): il fader orizzontale è detto "crossfader": si assegnano (o sono già assegnati dalla casa costruttrice) alle 2 estremità 2 canali diversi e spostandosi orizzontalmente con il fader si passa dal suono di un canale all'altro. In genere si possono scegliere diverse curve di taglio, cioè diverse sfumature della variazione di volume quando si sposta il fader, comunque torneremo più avanti su questo punto.
    Il preascolto in cuffia (in giallo): altra caratteristicha è il pre-ascolto in cuffia, cioè la possibilità di poter ascoltare il suono di un canale in modo da poterlo mettere a tempo con la musica in uscita sul master.
    Il master e le altre uscite (in viola): il "master" è l'uscita audio principale del mixer. Oltre al "master" (il cui segnale di volume è controllato da un potenziometro) sono a volte presenti altre uscite: "booth" (chiamata anche "monitor" o "zone") è l'uscita per la cassa monitor, cioè per la cassa dedicata al dj posta a fianco della console (anch'essa con relativo controllo di volume), "rec" (o "tape") è un uscita invece a volume costante adatta per registrare il risultato del mixaggio. Quando comprate un mixer per dj pensate per che cosa vi serve: ad esempio se lo usate solo in casa potreste fare tranquillamente a meno dell'uscita booth, mentre magari vi potrebbe far comodo l'uscita per registrare.
    Gli ingressi: oltre alle uscite i mixer hanno ovviamente degli ingressi che sono o phono o line (a parte gli ingressi microfonici): gli ingressi phono servono per i collegamenti ai giradischi (è infatti presente un attacco per la terra), gli ingressi line servono per il collegamento di tutto il resto (cdplayer, pc, campionatori ecc.). Su ogni canale sono di solito presenti più ingressi, selezionabili tramite uno switch (in grigio) posto sul pannello frontale del mixer: ad un mixer a 2 canali potreste quindi montare 2 piatti e 2 cdplayer andando a selezionare di volta in volta il componente che desiderate utilizzare. Oltre alle funzioni base di mixaggio molti mixer montano una sezione effetti a volte con la possibilità anche di campionare.
    Gli effetti e i campionatori (in azzurro): molti mixer hanno una unità effetti interna con possibilità di assegnazione per canale. A seconda della tipologia e della casa costruttrice del mixer saranno presenti effetti diversi quali flanger, delay, reverb, phaser, filter, pitch, echo ecc. Su alcune unità ci sono anche le funzioni per la creazione di loop sulla battutta o per campionare e manipolare direttamente un suono o un pezzo di un brano. Spesso l'unità effetti ha un autobpm per trovare automaticamente il tempo del brano in modo che l'effetto sia sincronizzato. Quasi sempre è presente un controllo per il bilanciamento fra il segnale dell'effetto e il suono originale. Nei mixer difficilmente si possono variare i parametri degli effetti che di solito sono pre-impostati dalle case costruttrici. Se si vogliono manipolare le caratteristiche dell'effetto bisogna acquistare una unità apposita esterna (vedi la sezione "effetti").
    In&Out effetti: su alcuni mixer è supportata la possibilità di collegare una unità effetti o un campionatore esterni. Tramite l'uscita "send" il segnale viene inviato all'effetto che dopo averlo processato lo rispedisce al mixer nell'ingresso "return". Il mixer gestisce il routing del segnale permettendo l'assegnazione dell'effetto a ogni singolo canale. Ogni casa costruttrice gestisce in modo diverso le unità effetti esterne, quindi se si è interessati a questa caratteristica e bene informarsi in modo preciso prima dell'acquisto. Su alcuni mixer il segnale processato viene semplicemete aggiunto a quello originale (quindi la "mandata" massima dell'effetto sarà al 50%) rendendo inutile l'uso dei filtri (segnale originale + segnale filtrato= segnale originale), altri invece lo sostituiscono completamente rendendo difficile l'uso dei delay e dei riverberi. Per avere la completa gestione dei segnali degli effetti bisogna equipaggiarsi con un mixer che permetta la selezione dell'invio del segnale in PRE&POST fader (questa soluzione è adottata dall'Allen&Heath, dall'Ecler e da alcuni mixer Vestax e Rane).

    Oltre alle funzioni sopra citate oggi i mixer più evoluti hanno caratteristiche innovative quali uscite MIDI per il controllo di dispositivi esterni e relativa sincronizzazione tramite il segnale MIDI di "clock" (Pioneer, Ecler, Allen&Heath), ingressi USB e relativa scheda audio interna (Numark e Allen&Heath), controller per pilotare i software di mixaggio (Numark e Allen&Heath), software interno configurabile e aggiornabile tramite pc (Ecler)...

    Un'ultima considerazione riguarda i fader/crossfader: in molti modelli il segnale passa direttamente nel fader e questo nel tempo comporta, nel caso di sporcizia o ossidazione, problemi sulla pulizia del suono ("gratta"); in genere dopo una attenta manutenzione si ritorna ad una situazione di normalità.
    Le tecnologie più innovative sfruttano invece i controlli VCA: in questo caso il segnale audio è separato dal fader (o dal crossfader) che funziona solo come controllo del volume e in caso di cattive condizioni dei contatti del fader la qualità dell'audio non ne risente.

    Oltre alle funzionalità è importante saper valutare le differenze di qualità: in generale un prodotto professionale ben fatto è ovviamente costoso, quindi quando si trovano dei mixer pluriaccessoriati a dei prezzi bassissimi è perchè ovviamente la qualità dei componenti (fader, equalizzazione, qualità audio, dsp interno ecc.) è più bassa: questo non vuol dire che sia per forza un cattivo prodotto, dipende sempre dall'uso che se ne intende fare e dai carichi di lavoro che deve sopportare: l'importante è sempre e comunque divertirsi. Un altro piccolo accorgimento empirico è controllare il peso: se è molto leggero vuol dire che dentro c'è poca roba...

    Cominciamo ora a distinguere 2 grandi categorie: i mixer per il mixaggio e i mixer per lo scratch.

    mixer per il mixaggio: questi tipo di mixer presenta un numero di canali variabile (da 2 a 6-7) anche se in genere i mixer da "club" hanno 4 canali. In genere nei modelli professionali è presente l'unità effetti/filtri, sono muniti di un alto numero di entrate e uscite e della possibilità di collegamento con unità effetti esterne.
    Nei modelli a 2 canali spesso sono presenti solo le funzioni "base" (gain, equalizzazione, pre-ascolto) mentre nei modelli (da "club") più evoluti sono implementate le carattristiche più innovative adatte all'uso di controller per i software per il mixaggio, pc e apparecchiature MIDI.
    A parità di costo in genere si può scegliere fra modelli con più funzioni o prodotti "base" ma dalla qualità dei componenti più elevata, a ognuno la sua scelta... Sono dotati tutti di crossfader, a volte con possibilità di selezione di diverse curve di taglio (una o più dissolvenze o stacco netto), anche se nelle tecniche di mixaggio spesso viene ignorato. Ci sono varie marche che si rivolgono a fasce di pubblico (e di prezzi!) decisamente diverse: un buon prodotto a 2 canali (il mixer "per iniziare") varia fra i 100 e i 200 euro, un prodotto professionale a 4 canali parte da circa 700 euro per arrivare anche a più del doppio in base alle funzioni implementate.

    mixer da scratch: sono tutti a 2 canali (qualche eccezione a 3) e sono caratterizzati dall'ampia superficie libera attorno ai faders verticali e al crossfader. I potenziometri vengono raggruppati nella parte più alta del mixer per permettere una migliore manualità nell'uso dei faders. In genere non hanno molti fronzoli e le funzioni sono solo quelle base, gli effetti se presenti si limitano ai reverberi e ai delay; su alcuni modelli è previsto il collegamento a unità esterne e la possibilità di collegare altri mixer per le "battle".
    Il cuore di ogni mixer da scratch è ovviamente il crossfader che viene utilizzato per tagliare i suoni nelle fasi di scratch. Rispetto agli altri mixer il crossfader deve avere delle caratteristiche di resistenza decisamente più alte in grado di sopportare sollecitazioni forti e continue. Il crossfader è editabile a seconda della casa costruttrice in diversi parametri quali variazione della curva di taglio (anche in modo asimmettrico), distanza variabile fra il fondo corsa e il taglio del suono (cut in), attrito del carrello del fader... Ogni casa costruttrice dedica molte attenzioni alla progettazione di questo componente ed esistono produttori di crossfader per i vari modelli delle case costruttrici. Tutti i crossfader da scratch sono VCA, ma le case utilizzano diverse tecnologie per la loro implementazione (magnetica, ottica ecc.).

    Per i mixer da "club" i marchi di riferimento sono Allen&Heath, Outline, Pioneer ma anche Stanton e Numark offrono degli ottimi prodotti ad un buon rapporto qualità prezzo. Per lo scratch citiamo Vestax, Ecler e Rane.
    Alcune case offrono dei mixer da "club" dotati però di crossfader professionali adatti anche per lo scratch: è il caso dell'Allen&Heath (utilizza crossfader Penny&Giles) e dell'Ecler che ha dotato la ottima serie "Nuo" del crossfader Eternal.


    Piatti
    Nonostante l'avvento dei cd prima e degli mp3 dopo il vinile continua a resistere. Questo perchè molti dj non vogliono rinunciare alla manualità che offre un piatto e ai suoni caldi, analogici e corposi del vinile; inoltre per lo "scratching" il giradischi non è una scelta ma quasi un obbligo. Tutti i piatti da dj sono a trazione diretta, hanno quindi il motore con la trazione direttamente sul perno che fa girare il volano (cioè il disco in metallo su cui poggia il vinile e relativo panno, chiamato slipmat). Esistono dei modelli più economici con la trazione a cinghia ma hanno tempi di risposta troppo alti e coppia (forza) di trazione decisamente troppo bassa e non risultano molto adatti per il djing.
    I piatti a trazione diretta hanno diverse potenze del motore, si passa da poco più di 1 kg per centimetro cubo fino quasi a 5. Un'altra importante componente è la precisione nel controllo del pitch (velocità) che nei modelli migliori è al quarzo e che a seconda dei modelli ha un range variabile (da 8% fino a 50%). Generalmente si possono leggere i vinili a 33 e 45 giri e in alcuni casi anche a 78 giri. Alcuni prodotti implementano altre funzioni come la possibilità di regolare la frizione del volano in partenza e in frenata e il reverse. Non mancano alcuni modelli con le uscite digitali (Stanton st-150, Numark TT-X, ...) e anche USB (Numark TT-usb) per la registrazione su pc.

    Per quanto riguarda il mixaggio il piatto più usato è sicuramente il Technics che nonostante l'età (il modello 1200/1210 è uguale da praticamente 20 anni) e l'essenzialità delle funzioni rimane in assoluto il prodotto più affidabile e quindi il più usato nei locali e dai professionisti. Ci sono però altri piatti anche con motori più potenti che sono delle valide alternative quali lo Stanton st-150 o t-120 e il Numark TT-X o TT-500 di cui però non si conosce la reale affidabilità in quanto sono sul mercato da troppo poco tempo e nessuno li ha usati per almeno 10 anni di fila. In ogni caso ogni produttore propone in genere una linea di piatti con prodotti in diverse fasce di prezzo e prestazioni. Un piatto buono costa fra i 200 e i 400 euro, fino a 500-600 euro per i più modelli professionali.

    Per quanto riguarda lo scratching bisogna citare la linea della Vestax, casa assolutamente specializzata in questo tipo di utilizzo del giradischi. I piatti Vestax offrono delle soluzioni innovative riguardo il bilanciamento e la forma dei braccetti e l'assorbimento delle vibrazioni: le torrette su cui sono montati i braccetti sono ammortizzate nel vero senso della parola (poggiano su una specie di ammortizzatore) per diminuire i saltellamenti della puntina.

    Per lo scratch avere un motore potente e la possibilità del reverse sono caratteristiche importanti, mentre per il mixaggio conta molto la precisione del pitch e la capacità di mantenere costante la velocità del volano anche dopo ore di lavoro.

    I braccetti sono generalmente ad "S" anche se per lo scratch molti preferiscono usare quelli dritti; la Vestax propone degli ibridi a "J". La forma e l'altezza del braccetto, la regolazione del peso e dell'antiskate dipendono dagli stili di uso del giradischi, ma questi argomenti verranno trattati nella sezione dedicata alle puntine e alla loro regolazione.


    Vinyl controller
    In questi ultimi anni sono nati degli ingegnosi strumenti per coniugare lo stile dell'uso del giradischi con le nuove tecnologie: in pratica tramite il collegamento con il pc e la relativa scheda audio e con l'uso di vinili speciali (timecode) si possono andare a mixare i file mp3 (o normali cd audio) e a gestire i software di mixaggio direttamente con i piatti con il vantaggio di poter utilizzare librerie mp3 o cd audio senza rinunciare alla manualità del dj. Quando si vuole tornare al vinile "normale" basta commutare l'apposito interruttore del canale sul mixer (phono/line) per poter mettere su il disco senza neanche bisogno di cambiare la puntina. I risultati di precisione e tempo di risposta sono davvero eccezionali (vengono usati molto per lo scratch) e si ha la sensazione che la traccia sia effettivamente stampata sul vinile. Per i puristi comunque il suono e il fascino del vinile non ha eguali, ma sicuramente sono i candidati a sostituire l'uso dei cd sia per i costi (molto più bassi a patto di possedere un pc) sia per le prestazioni. L'acquisto di 2 cdplayer professionali ha un costo elevato mentre con una spesa relativamente bassa si possono commutare i 2 classici piatti in 2 lettori cd o mp3. Oggi in commercio esistono già alcuni prodotti professionali quali lo Stanton Final Scratch e il Rane Serato Live o più economici quali il MixVibes, ma altre case (M-audio, Numark) stanno sviluppando i loro prodotti e sono prossime al lancio.

    Puntine
    La puntina e la sua regolazione sono componenti importanti per ottenere la giusta stabilità e la qualità audio desiderata. Prima di tutto bisogna dividere le puntine in 2 tipologie: a forma sferica e a forma ellittica.
    Le puntine sferiche arrivano più in profondità all'interno del solco del vinile e hanno una maggiore superficie di contatto con conseguente pressione più bassa: questo comporta una minor usura del disco e della puntina stessa e possono essere "caricate" maggiormente tramite la regolazione del peso del braccetto. Sono quelle usate per lo scratch (per questo uso è necessario anche un alto volume di uscita) e rendono meglio sulle basse frequenze.
    Le puntine ellittiche invece aderiscono meglio sulle pareti dei solchi, hanno una minor superficie di contatto con conseguente aumento della pressione e dell'usura sia del disco che della puntina stessa. Hanno una miglior qualità sulle frequenze medio-alte e non possono essere usate per lo scratch.

    La scelta del tipo di puntina dipende quindi dall'uso e dal tipo di musica suonata oltre che dal budget. Ovviamente oltre alla forma entra in gioco anche la qualità della puntina e la sua capacità di reagire alle vibrazioni indotte dal vinile e non da quelle dell'ambiente esterno magari dovute ai subwoofer dei locali... In ogni caso la qualità dell'audio dipende anche ma non solo nella puntina: per intenderci è inutile avere puntine costosissime e di qualità elevatissima se poi il mixer o l'impianto audio non sono all'altezza...

    Un'altro parametro di differenzazione è la struttura della puntina: alcune devono essere montate sull'headshell e sono le puntine classiche tipo giradischi da ascolto, altre hanno la forma "a becco" e devono essere aggangiate direttamente sul braccetto. Le prime necessitano di regolazioni più accurate ma permettono una migliore personalizzazione del setup, le altre necessitano di minor regolazioni garantendo comunque un'ottima stabilità.

    Quando si monta la puntina bisogna per prima cosa equilibrare il braccetto: è indispensabile ruotare il peso nella parte posteriore del tonearm in modo che questo, una volta svincolato dal supporto di appoggio, sia perfettamente orizzontale. Solo dopo questa calibratura da fare con la massima precisione si deve andare a girare il disco tarato sul peso sullo zero prendendo come riferimento la tacca sul tonearm: attenzione a girare solo il disco tarato e non il peso! A questo punto si può andare a ruotare il peso e conseguentemente il disco con la taratura e decidere quanto caricare la puntina: un valore di 2,5 può essere buono per l'ascolto mentre per il mixaggio dovrebbe essere 3-3,5 fino anche a 4 o più per lo scratch (non è detto però che una puntina molto carica sia più stabile, anzi). In ogni caso bisogna fare delle prove. Il concetto è che bisogna avere il carico sulla puntina, detto trackingforce, il più basso possibile (è imporatnte non eccedere nel valore di trackingforce pena la rottura della puntina e la rovina del disco) ma con la massima stabilità in modo che non salti, quindi molto dipende anche dallo stile del dj e da quanto volete far durare la puntina e i dischi (per intenderci un professionista di scratching si può permettere di comprare anche 8-10 dischi dello stesso brano e di cambiare frequentemente le puntine). Nella maggior parte dei casi, praticamente in tutti se si usano le puntine a becco, a questo step di regolazione si sono già raggiunti dei buoni risultati di stabilità.

    Si può andare ancora a regolare l'altezza del braccetto ruotando la parte inferiore della torretta e regolare l'antiskating.
    L'altezza della torretta va regolata ruotandone la base (bisogna prima sbloccare la leva a fianco dell'antiskating) in base all'altezza della puntina, una tabella indicativa è la seguente:
    altezza
    puntina
    regolazione
    torretta
    15 0
    16 1
    17 2
    18 3
    19 4
    20 5
    21 6

    L'antiskating serve invece per controbilanciare la naturale tendenza del braccetto a "spingere" verso il centro del piatto: infatti nei piatti con il braccio a "S" la puntina non è mai perfettamente tangente al solco se non solamente in un punto preciso del disco. Per ben assestarla invece verso il centro del solco del vinile i braccetti sono bilanciati in modo da "spingere" verso l'esterno del disco e minimizzare quindi il fenomeno di skating. Potete verificare l'azione dell'antiskating quando il braccetto è in equilibrio prima di essere caricato: tenderà a spostarsi verso l'esterno e più aumentate il valore dell'antiskating più vi andrà velocemente. Normalmente si regola l'antiskating con lo stesso valore del carico della puntina (trackingforce), una valore troppo basso o troppo alto porterà la puntina ad aderire maggiormente ad una delle pareti del solco comportando un consumo asimmettrico della puntina. Nel caso utilizziate dei braccetti dritti (piatti a lettura tangenziale) l'antiskating non è presente in quanto è assolutamente inutile, se è presente (in quanto è prevista magari la possibilità di montare un braccetto a "S") deve essere settato a zero.

    Molti dj orientati allo scratch tendono a montare sui braccetti a "S" le puntine sull'headshell inclinate di 23° in modo da renderle in asse con la torretta e simulare il braccetto dritto: anche in questo caso l'antiskating deve essere a zero. Ultimo accorgimento, se non si è ancora soddisfatti, è quello di provare a montare dei pesetti aggiuntivi sull'headshell: alcune case infatti danno in dotazione dei dischetti metallici pesati (2 o 4 grammi) da avvitare sull'headshell in modo da aumentarne il carico. Eventualmente, con una soluzione più casalinga, se non si hanno a disposizione gli appositi pesetti si possono incollare sull'headshell delle monete da 2 centesimi di euro: queste pesano esattamente 2 grammi; è comunque opportuno fare molta attenzione a non caricare eccessivamente la puntina.

    In ogni caso le case produttrici forniscono con la puntina le indicazioni per la regolazione dei parametri di settaggio, ma è bene ricordare che non esistono ricette sicure per la giusta calibrazione in quanto ci sono in gioco molte variabili: la stabilità del mobile della console, l'ambiente in cui è installata l'attrezzatura, il tipo di piatto e il tipo di puntina, il genere musicale con il relativo stile del dj... l'unica è fare tante prove e, perchè no, provare diverse soluzioni fino a quando non si è soddisfatti...

    Le marche migliori sono la Shure di cui citiamo il modello m44-7 (probabilmente la miglior puntina per scratch), la Ortofon (che ha in catalogo diversi modelli per i vari usi specifici) e la Stanton (che oltre alle storiche 500 e 680 ha in catalogo le Trackmaster, davvero eccezzionali sulle basse frequenze)


    Cdplayer
    Ormai da diversi anni il lettore cd è diventato uno strumento quasi indispensabile per i dj: benchè quasi tutti continuino a usare i vinili ci si è ormai resi conto che il cdplayer non è tanto un sostituto del piatto, ma semplicemente uno strumento in più. Ad esempio con un cd è facile ed economico stampare un proprio brano o semplici loop o pattern che sarebbe invece molto costoso portare su vinile. Inoltre i cdplayer riescono a suonare in condizioni critiche di sporcizia o vibrazioni quali eventi all'aperto o consolle mobili. La tecnologia digitale permette poi la creazione di loop sulla battuta e facilita l'uso di effettistica (anche se molti mixer odierni implementano queste funzioni direttamente al loro interno azzerando quindi le differenza fra cdplayer e piatti).

    In ogni caso un cdplayer deve avere delle caratteristiche di base quali la variazione del pitch e la jog wheel, ossia la rotellona che permette l'aggiustamento del tempo velocizzando o rallentando leggermente la musica come se si stesse spingendo o rallentando il disco in vinile.
    Caratteristiche fondamentale per un lettore cd è l'impostazione del punto di "cue". Il punto di cue è il punto da cui si decide di far partire il brano ed è importante poterlo settare con estrema precisione (centesimi di secondo) e avere una risposta pronta e senza tempi di latenza allo start del brano per facilitare la corretta messa a tempo.
    I cdplayer possono implementare diverse caratteristiche quali la possibilità di avere la simulazione del vinile (partenza/arresto tipo piatto, reverse, scratch), gli effetti, l'unità di loop e il campionatore (sampler), i modelli più professionali implementano anche una memoria interna per salvare le impostazioni della macchina e i punti di cue e loop anche per diverse migliaia di brani. I lettori possono essere compatibili con diversi formati e supporti audio (cd audio, cd mp3, schede SD, porte USB o Hard-disk interni) a seconda dei modelli.
    Fattore importantissimo è l'affidabilità che è molto più critica rispetto ai piatti o ai mixer in quanto è presente molta più elettronica e soprattutto l'automazione per l'inserimento e l'espulsione del cd risulta molto delicata: spesso i modelli molto economici non offrono un'affidabilità adeguata. Un cdplayer base costa fra i 200 e i 300 euro, un modello buono arriva fino a 500, per un prodotto professionale si parte da 700 euro.

    Fra i cdplayer "standard" professionali la Pioneer (serie cdj) è indubbiamente la marca di riferimento, mentre nella fascia media Numark e Stanton offrono dei buoni rapporti fra costo-funzioni-affidabilità.

    Negli ultimi anni alcune case hanno implementato delle nuove jog wheel rotanti a trazione diretta con sopra un disco a simulare il vinile. Con questi prodotti si va ad agire, volendo, come su un normale piatto "lanciando", spingendo o rallentando il volano e utilizzando quindi una manulità molto simile all'uso dei piatti. La Technics con il modello SLDZ 1200 e la Denon con il dn-s3500 si sono orientate in questa direzione, mentre la Numark ha creato il CDX, un lettore cd controllato da un vero e proprio piatto con relativo volano e disco in vinile derivati dal modello TT500. Oggi grazie ai software, ai vinyl controller e ai nuovi formati audio la tecnologia dei cdplayer è in continua evoluzione e presto saranno sul mercato dei prodotti ibridi in grado di leggere sia vinili sia cd .


    Cuffie
    Le cuffie sono ovviamente indispensabili per il dj ma è forse l'articolo su cui almeno all'inizio si può andare a risparmiare di più. Caratteristiche delle cuffie da dj sono ovviamente i classici padiglioni orientabili, il cavo audio a molla attaccato ad un lato solo della cuffia e dal punto di vista del suono la capacità di sopportare volumi anche molto alti senza andare in distorsione in particolare sulle basse frequenze. Per un uso professionale si tiene conto spesso anche della leggerezza e della capacità della cuffia di isolare l'orecchio dalla musica e dal rimbombo della sala. Ovviamente la qualità e la pulizia del suono rimangono dei parametri importanti.

    Una cuffia economica costa fra i 20 e i 50 euro, un buon modello arriva fino a 100 mentre le cuffie professionali superano i 150. Molte case di prodotti per dj propongono una loro cuffia al top di gamma quali Pioneer, Denon e Tecnhics, a volte però può essere più conveniente acquistare una cuffia di produttori non di accessori per dj ma con una grande esperienza nell'audio quali Akg, Sennheiser,Sony e S-Logic.


    Effetti & loop
    Nonostante molti mixer siano equipaggiati con gli effetti spesso si preferisce utilizzare un'unità esterna apposita. Il vantaggio dell'utilizzare le unità esterne è che ovviamente si può acquistare il tipo di effettistica più congeniale al proprio stile e alla propria musica, inoltre in buona parte dell'effettistica esterna si possono andare a manipolare i parametri dell'effetto: questa possibilità è molto importante per poter aumentare la creatività e personalizzare il set con accelerazioni, tagli e sfumature altrimenti impossibili con gli effetti pre-impostati che si trovano normalmente sui dsp interni dei mixer.

    Il montaggio di una unità esterna è a volte problematico in quanto se il mixer non è predisposto l'unica soluzione è montare l'effetto fra l'uscita master e l'impianto di amplificazione con gli evidenti svantaggi di non poter assegnare indipendentemente l'effetto ai singoli canali e di non poter preascoltare il suono processato dall'uscita cuffia del mixer ma di dover utilizzare l'uscita cuffia dell'unità effetti (quasi tutte offrono la possibilità di preascolto). I mixer adatti a supportare le unità esterne hanno 2 canali per il Send e il Return del segnale verso e da l'unità effetti e permettono l'asseganzione del suono processato ai singoli canali in modo indipendente. Per avere la completa gestione del routing dell'audio processato è necessario utilizzare i mixer con l'invio Pre e Post fader in modo da poter gestire sia i delay e i riverberi sia i filtri e le distorsioni sfruttando appieno le capacità dell'effetto. Una mandata effetti senza pre o post fader potrebbe risultare inadeguata a gestire alcuni tipi di effetti.
    Sul mercato esistono diversi modelli spesso ibridi (insieme agli effetti e filtri includono campionatori, piccoli sequencer, suoni di synth...) di diverse case costruttrici: si passa dal KaossPad della Korg che permette di pilotare gli effetti e i parametri tramite il dito sul touch-screen all'effettistica della Roland particolarmente editabile fino alle unità Pioneer più classiche. Prima di effettuare un acquisto è consigliabile chiarirsi le idee riguardo alle diverse peculiarità dei prodotti e su ciò che si vuole ottenere.
    Da segnalere anche i prodotti RedSound che ha recentemente creato dei prodotti fortemente dedicati al mixaggio per la sincronizzazione MIDI con pc o groovebox e per la creazione e il salvataggio di loop sempre in sincrono con il segnale audio editabili poi con i vari filtri. Un'unità effetti costa da poco più di 100 euro per i modelli più economici fino ai 400 per i prodotti più professionali, ma può arrivare anche a 700 euro per l'attrezzatura al top di gamma quali Pioneer (efx1000) o le unità analogiche Vermona o Allen&Heath.


    Groovebox, pc & campionatori
    La figura del dj è sempre più ibrida con quella del producer. I live set con le drum-machines hanno fatto la storia dei rave e con l'arrivo dei pc portatili si è reso possibile avere suite di software sempre più evolute e sofisticate ma facilmente portabili. Ormai durante i set vengono spesso inseriti pattern, semplici loop o campioni o tracce vere e proprie prodotte dal dj. L'uso di una groovebox, magari con incluso un campionatore, o di un pc portatile, permette da un lato di creare dei live set dove il dj propone effettivamente la sua musica e dall'altro di arricchire le operazioni di mixaggio inserendo magari una cassa un po' più spinta o un suono di synth da modulare in tempo reale in aggiunta al climax del brano che si sta suonando...
    Oggi l'uso delle groovebox (unione di synth, sequencer e effetti in un unico modulo) è un po' più raro a favore dell'uso dei software decisamente più potenti dal punto di vista sonoro, ma il concetto rimane uguale. Per ciò che riguarda le drum-machines troviamo oggi solo più la Roland e la Korg impegnate a sviluppare rispettivamente la serie "mc" e la serie "electribe". I costi partono da circa 800 euro fino a più di 1500.
    Per i software si passa dai prodotti più semplici tipo Fruityloops a quelli più professionali quali Live (indicato proprio per i dj producer e per la musica elettronica) o ai classici e completissimi Cubase e Logic: i costi oscillano fra i 100 e i 500 euro. Per permettere poi un controllo in tempo reale dei parametri e dei controlli dei software sono nati negli ultimi anni diversi controller Midi o Usb per poter manipolare manualmente i valori senza l'uso lento e macchinoso del mouse. Bisogna dire che un musicista elettronico vero e proprio si avvale per i propri live di strumenti più sofisticati quali tastiere, sintetizzatori, sequencer e effetti sia hardware sia software, ma qui, in fondo, si parla di dj...
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